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‘a Juta a Montevergine

2 FEBBRAIO

LA FESTA DELLA CANDELORA (FESTA DEI FEMMINELLI)

Tammorriate dalle 8 alle 14.

mamma schiavona1

“Prima di partire per la Francia a cercare fortuna con la musica, tuo nonno Armando aveva tentato una delle sue imprese, una di quelle in cui noi Della Monica siamo molto bravi… si era messo in società con uno che aveva un garage al Chiatamone, e avevano comprato delle automobili eleganti per portare i pellegrini a Montevergine, quelle belle vecchie automobili scoperte sopra… Ma come al solito si ritrovò sommerso dai debiti, e parti’da Parigi, da dove, suonando, mandò tutti i soldi che doveva…”
zia Marta, 2009

MAMMA SCHIAVONA

IL CULTO DELLA MADONNA DI MONTEVERGINE  

Come altri luoghi del culto mariano anche Monte Partenio (o Montevergine) è collegato al culto medievale per Virgilio – mago, infatti il monte nell’antichità era dedicato a Virgilio e solo a partire dal  XII secolo il suo nome fu sostituito con quello delle Vergine.

Documenti del II° secolo e del 1600 testimoniano, inoltre, che proprio dove sorge ora il santuario c’era in età romana un tempio dedicato alla dea Cibele e una leggenda racconta che Virgilio si recò a consultare l’oracolo della dea Cibele sul Monte Partenio. Fu però respinto dalla dea e perciò decise di tornare su quel monte ogni estate, anzi vi piantò un orto di erbe medicinali e magiche che gli servivano per curare chi si rivolgeva a lui. In seguito a numerose guarigioni il monte gli fu intitolato. Questa leggenda contiene molti elementi che sono presenti nel culto attuale: la salita dell’iniziato al monte, il tentativo di entrare in contatto con una divinità femminile, le guarigioni e il periodo estivo prescelto per il viaggio.

Evidenti sono i collegamenti tra il culto di Cibele e quello della Madonna.

-Il pellegrinaggio avviene a maggio e settembre.   

-I sacerdoti di entrambe le divinità avevano il divieto di mangiare carne .

-A Cibele erano sacre le rocce: analogamente sul cammino che porta al Santuario c’è una roccia a forma di sedile su cui si dice si sia seduta a riposare la Madonna stessa che saliva al monte.

-L’immagine della Madonna di Montevergine è piuttosto scura di pelle, tanto che il popolo la chiama Mamma Schiavona. Scure erano le Grandi Madri, divinità di origine orientale.

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C’è ancora un aspetto particolare da considerare:il travestimento di uomini con abiti femminili, che era in uso presso i sacerdoti di Cibele e che torna nelle leggende e nella storia di Montevergine:  la prima cappella dedicata alla Madonna  è attribuita a S. Vitaliano, vescovo di Capua, che per la sua virtù aveva molti nemici, i quali, una notte si vendicarono sostituendo i suoi abiti con abiti femminili. Al mattino il santo non accorgendosene li indossò e celebrò poi la messa così vestito. Fu accusato di sacrilegio, chiuso in un sacco e gettato in mare, ma si salvò e fondò la cappella (685).

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La storia del santuario, invece, riporta la notizia di  un incendio che distrusse nel 1611 la foresteria, causando 400 morti; in quell’occasione furono trovati molti uomini con abiti femminili e l’incendio fu considerato una punizione divina.

Sul monte Partenio si ritirò in ascesi S. Guglielmo nel 1119 di ritorno dalla Terra Santa, cui si aggiunsero altri eremiti e questa fu la fondazione definitiva del santuario, accompagnata da vari prodigi. Uno di questi riguarda un lupo, che aveva mangiato un asino e S. Guglielmo per punizione lo obbligò a portare le pietre che servivano per la costruzione del santuario. Fu il santo ad imporre ai pellegrini il divieto di mangiare carne, uova, formaggi e latticini.

Il santuario fu amato e visitato da vari sovrani e ospitò anche il corpo di S. Gennaro per sottrarlo ai Saraceni; il 13 gennaio 1497 fu traslato a Napoli. Durante la II° guerra mondiale vi fu ospitata la Sacra Sindone. Nel piazzale antistante il santuario cresce un tiglio che si dice piantato dal fondatore.

mamma schiavona

L’immagine della Madonna è dipinta su legno di cedro del Libano e fu esposta al culto a Costantinopoli fino alla caduta dell’impero d’Oriente. Nel 1265 l’imperatore d’Oriente Baldovino fuggendola la portò con sé e poi la lasciò in eredità alla figlia Caterina di Valois, la quale la fece portare in solenne processione a Montevergine nel 1310; lì, ella fu sepolta con i figli nella cappella imperiale. L’immagine, circondata da otto angeli, pesa 10 quintali, è di età bizantina e secondo alcuni studiosi sarebbe la famosa Odeghetria, portata da Antiochia a Costantinopoli. Secondo la tradizione popolare, invece, fu dipinta da S. Luca. Dai devoti è considerata un’immagine piuttosto severa, che, pur offrendo aiuto e protezione, incute timore e rispetto.

RITI E LEGGENDE

Si narra di molti pellegrini e monaci puniti per aver trasgredito al divieto di portare carne nei luoghi sacri.

 Uno storico del XVI secolo riferisce di una ragazza che rimase impietrita sul percorso che recava al santuario perché aveva il volto truccato e i capelli unti di grasso; analogamente nella Pentecoste del 1710 una ragazza si recò al santuario con i capelli lucidi per il grasso; durante la funzione scoppiò un improvviso temporale e alla luce dei fulmini i suoi capelli luccicarono indicandola come peccatrice e la gente si scagliò su di lei linciandola sul posto.

Un altro episodio risale al 1529, quando un frate portò un pezzo di carne nella borsa all’interno del santuario, curioso di vedere quale prodigio sarebbe accaduto. Sulla via del ritorno gli si formò una pustola sulla coscia accanto alla quale aveva portato la borsa con la carne e alla fine gliene cadde tanta dal corpo quanta ne aveva portata nel santuario.

Il pellegrinaggio si svolge a maggio e a settembre, in prossimità degli equinozi; il primo è detto pellegrinaggio dei cafoni, il secondo  pellegrinaggio dei napoletani. Anticamente il percorso veniva compiuto su carri trainati da cavalli adornati di fiori, mirto e campanelli che facevano un rumore assordante oppure a piedi, la scala spesso veniva percorsa in ginocchio.

A Napoli i carri partivano da tutti i quartieri, si riunivano a Porta Capuana, facevano tappa a Cimitile, poi a Santa Filomena e la notte si dormiva a Mercogliano. Il mattino seguente si saliva al monte fra canti e preghiere. Anche la scala santa si saliva cantando una strofa per ogni gradino, un rito iniziatico che richiama il culto di Cibele. In chiesa si entrava spesso in ginocchio, con la testa a terra, a volte leccando il pavimento, mentre un parente legava una corda o un fazzoletto al collo del penitente e fingeva di trascinarlo.

Altro rito di derivazione pagana era  l’incubatio, cioè dormire nella chiesa, abitudine ora vietata, che si conserva nella veglia sul sagrato in uso ancor oggi. Durante la veglia si canta a fronda.

Altre tradizioni erano: bere l’acqua del pozzo di S. Modestino, gettare monete nella cappella di S. Guglielmo, toccare la pietra che reca l’impronta del piede della Madonna, acquistare la cintura della Madonna, che alleviava i dolori del parto.

Al ritorno si faceva sosta a Nola dove c’era uno spettacolo di fuochi pirotecnici, la premiazione dei carri e degli abiti più belli e gare di canto a figliola.

Al ritorno in città c’era l’arretenata, cioè una gara di corsa tra i carri.

Il pellegrinaggio a Montevergine era tanto importante per il popolo che veniva inserito nel contratto di matrimonio l’obbligo di accompagnare la moglie al Santuario una volta all’anno.

Oggi il pellegrinaggio è ancora praticato; con la diffusione delle automobili si prese l’abitudine di andare a Montevergine in auto scoperte, addobbate con fiori di carta e le persone indossavano abiti dello stesso colore dei fiori

 

LA CANDELORA

È la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, quaranta giorni dopo la nascita, quando Simeone lo accolse benedicendo candele che distribuiva ai fedeli. È anche la Festa della Luce e della Purificazione di Maria. E’ conosciuta anche come Festa dei Femminelli. In questo giorno, da tutta la Campania arrivano “femminielli” che si recano in Chiesa per il rituale saluto alla Madonna. All’esterno si canta e si balla come nelle antiche feste. 

 

 

Fonti:

“I volti di Maria, miti e riti”Claudio Canzanella – edizioni, pp 32 -41

 “Il Segno di Virgilio”  di Roberto De Simone . Mario Raffone editore  – Napoli

foto CANDELORA 2013:

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