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CARNEVALE & TARANTELLA MONTEMARANESE

“Tarantè, tarantè, tarantella commo si’ tonna, caora e bella! Mitti lu ffuoco ‘into ‘e fore a chi abballa, sona: a ogni core…”

CAPORABALLO MONTEMARANO

carnevale-di-montemarano-2013 (scarica il programma completo)

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Motivo originario della tarantella montemaranese è danza mista a preghiera, come afferma Gabriella Della Sala, attenta studiosa del nostro carnevale: “La ritualità di tale danza è direttamente legata a quella del corteo di carnevale del quale è parte integrante.
Nei festeggiamenti confluiscono aspetti di diversi riti pagani. Innegabile è il carattere propiziatorio del carnevale che richiama preistorici riti agricoli di propiziazione della divinità e quindi del raccolto; evidente è il carattere liberatorio che determina l’impostazione antisociale ed estremamente satirica che conservano l’eco e i tratti inconfondibili dei “Saturnalia”, antica festa romana in onore di Saturno, che cadeva il 17 dicembre, con significato propiziatorio e liberatorio.
Non ci sono dubbi sulla natura del carnevale, un rito agricolo e, quindi, come tale, legato a culti preistorici e matriarcali”.
Quanto detto è confermato anche dal modo in cui oggi i ballerini della tarantella accompagnano il corteo professionale di carnevale, con in testa il “caporabballo”, che guida maschere e suonatori per le strade del paese, ripetendo con movimenti rotatori ondeggianti da sinistra a destra e viceversa, il percorso di remoti riti propiziatori. 

TARANTELLA MONTEMARANO2

La danza è uno dei pochi esempi di ballo processionale sopravvissuto all’evolversi dei tempi. Il ballo processionale è un contatto con la divinità, uno sprigionarsi, attraverso il movimento di quell’energia necessaria per propiziarsi la divinità.
I passi della tarantella sono legati al procedere caratteristico dei gallinacei ritenuti anticamente uno scudo per tutti i mali della comunità.

TARANTELLA MONTEMARANO

La danza, solo recentemente, è concepita come azione di coppia, in quanto è una danza di corteggiamento, un contatto tra uomo-donna.
Coreograficamente vi sono due file parallele di danzatori a mò di processione che si allontanano e si avvicinano; alcune espressioni dialettali montemaranesi sottolineano il cambio di passo o di posizione del busto.

La tarantella si chiude in cerchio dopo alcuni passi di quadriglia. La disposizione in cerchio vuole essere un rito di esorcizzazione del male; la forma musicale, che accompagna, è a mò di perpetuo battere sul tamburo e le urla nel tessuto musicale puntellano il cambio di tonalità.

“L’origine remota del carnevale di Montemarano si può desumere anche dalla raffigurazione della tarantella, la danza autoctona più rappresentativa, in un antico affresco di Ruvo del Monte, eseguita da un gruppo di ancelle e riportata su un nitido graffito.

CIARAMELLA TAMBURELLO ORGANETTO
Altra significativa testimonianza è presente nella tomba Leopardi di Tarquinia, in cui si vede il “doppio aulus”, primitivo strumento musicale di accompagnamento del ballo, un doppio “iscaro”, suonato tanti anni fa magistralmente a Montemarano da Celestino Coscia e, con un balzo indietro di oltre tre millenni di anni, già usato dai pastori etruschi”.(da “Il Carnevale di Montemarano” di Aldo De Francesco – Ed. Del Delfino)

 

 

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